StradaFacendo

Oltre la tutela legale: la prospettiva del tutore sociale – Siracusa, 23/05/2019

Il workshop “Oltre la tutela legale: la prospettiva del tutore sociale” si è tenuto a Siracusa il 23/05/2019 ed è stato organizzato nell’ambito del progetto triennale “Strada Facendo”. L’evento è stato promosso dall’Associazione AccoglieRete, ente che sin dal 2013 lavora attivamente per la promozione della tutela volontaria di MSNA. Il workshop ha costituito un momento di riflessione, condivisione e discussione sulla possibile figura del tutore sociale che, pur non essendo un istituto giuridico, si basa sul modello della tutela legale per supportare i neomaggiorenni sul piano legale, dell’autonomia abitativa, dell’inserimento lavorativo, etc.

Nell’attuale fase storica, caratterizzata da un sostanziale arresto degli arrivi via mare di MSNA e da un forte incremento del numero di neomaggiorenni accolti nel territori di Siracusa, i tutori volontari provenienti dalla società civile e gli operatori sociali hanno rilevato la necessità di interrogarsi su come riorientare il proprio operato per venire incontro alle nuove esigenze dei giovani migranti.

Il workshop ha avuto l’obiettivo di aprire un momento di discussione pubblica sul tema della tutela sociale, ancora poco sviscerata a livello nazionale ma fondamentale risorsa per potenziare il supporto ai neomaggiorenne, gruppo particolarmente vulnerabile.

L’evento si è aperto con l’intervento di Carla Frenguelli, Presidentessa di Accoglierete, che ha fatto il punto rispetto alla situazione territoriale e ha rilanciato importanti spunti di riflessione.

L’associazione ha creato, nel corso degli anni, una rete di circa 100 tutori volontari che, con i numeri presenti nel territorio (40 MSNA accolti in provincia di Siracusa), non possono più svolgere attivamente il proprio ruolo e che costituiscono un patrimonio sia umano che di esperienze e conoscenze che non può essere disperso. La proposta alla base di tutto l’evento è quella di provare a lavorare per ingaggiare questa rete, già esistente e collaudata, sull’esperienza della tutela sociale, capitalizzando così utili risorse per affrontare le sfide e bisogni del passaggio alla maggiore età e dei neomaggiorenni.

Alla domanda “Come ingaggiare la rete nella tutela sociale?” AccoglieRete propone due strade percorribili:

  1. Supportare coloro che già svolgono il ruolo di tutore legale, accompagnandoli nella azioni di sostegno ai neomaggiorenni
  2. Coinvolgere nuove persone disposte a impegnarsi nel facilitare i processi di inclusione, secondo il modello del peer tutoring, laddove si tratta di ex MSNA o giovani migranti, o del coaching

Le due opzioni non si escludono a vicenda e in entrambi i casi l’associazione gode di una rete di contatti e di supporto tale per cui non si dovrebbe porre il problema della partecipazione e adesione alle proposte.

I bisogni del nuovo target (neomaggiorenni) riguardano principalmente 4 aspetti:

  • Regolarizzazione dei permessi di soggiorno e ottenimento dei passaporti;
  • Ricerca di soluzioni abitative autonome;
  • Autonomia lavorativa ed economica
  • Accesso all’educazione e alla formazione professionalizzante

Al di là della difficoltà di reperire le risorse utili a permettere la realizzazione di questo tipo di percorsi (comunque ritrovabili attraverso progettazione finanziata ex. Bando Never Alone), è comunque necessario capire concretamente quali azioni mettere in campo per dare risposta operativa ai bisogno e come il tutore sociale può intervenire. Alcune proposte:

  1. Formare e supportare attivamente i tutori sociali nel loro nuovo ruolo, come negli anni scorsi AccoglieRete ha fatto con i tutori legali volontari;
  2. Formare i peer tutors e supportarli nello svolgimento del loro ruolo;
  3. Implementare l’azione di advocacy e di sensibilizzazione territoriale, così da garantire e consolidare il fondamentale appoggio delle istituzioni e della società civile;
  4. Implementare maggiormente la pratica dell’ospitalità in famiglia, già sperimentata sul territorio e poi interrotta, come possibilità di sgancio dal sistema di accoglienza (si veda la testimonianza della rete di famiglie accoglienti di Bologna legate al progetto Vesta);
  5. Ricercare soluzioni abitative in fase di abbondono e supportarne la riqualificazione in cambio di disponibilità all’accoglienza di neomaggiorenni in fase di sgancio dal sistema di accoglienza.

Marina Misaghi Nejad – operatrice del Progetto Vesta promosso da Cidas a Bologna, ha fornito una testimonianza dell’esperienza dell’accoglienza in famiglia che Cidas promuove in Emilia dal 2015. Ad oggi sono state realizzate 38 accoglienze e diverse formazioni sia per le famiglie che per i tutori volontari (si veda presentazione allegata).

Nella loro esperienza l’accoglienza in famigli nasce come accompagnamento all’autonomia, quindi ha generalmente un termine definito (6 – 8 – 10 – 12 mesi); ogni famiglia percepisce un contributo mensile variabile (circa 500 euro) pagato fino ad oggi con fondi SPRAR/SIPROIMI.

L’esperienza dell’accoglienza ha portato alla nascita della piattaforma www.progettovesta.com, dove le famiglie possono candidarsi per i diversi progetti (accoglienza in famiglia, tutela, etc) e dell’Associazione Famiglie Accoglienti, per la quale era presente Antonella Agnoli. L’impegno e la disponibilità della rete di famiglie coinvolte sta avendo un respiro più ampio che quello della semplice accoglienza, tanto che l’associazione sta lavorando sull’indisponibilità dei proprietari immobiliari ad affittare a stranieri e che in alcuni casi sono stati acquistati immobili per darli in affitto ai ragazzi in uscita dai percorsi.

Durante la seconda parte del workshop si è tenuta una tavola rotonda che ha visto la partecipazione di 10 rappresentanti di enti (sia pubblici che del privato sociale). I principali spunti emersi:

  • Il Sindaco di Ferla ha sottolineato quanto l’ente pubblico (nel caso di Ferla la “giunta accogliente”) possa giocare un ruolo decisivo nella promozione di esperienze virtuose si accompagnamento e inclusione dei neomaggiorenni sul proprio territorio;
  • Giuseppina Arangio dell’ass. Albero della Vita ha presentato l’esperienza condotta a Pachino nell’ambito della mediazione immobiliare, rivolta sia ad italiani vulnerabili e a stranieri; a Pachino è già in corso di sperimentazione la figura del peer tutor, una persona già integrata sul territorio che ospiti e accompagni il neomaggiorenne nel suo percorso di uscita dall’accoglienza;
  • Andrea Baffo della coop. Passwork ha più volte stressato sulla necessità di creare una rete di aziende “solidali” che aiutino i ragazzi sia nel loro percorso professionale che nell’inserimento alloggiativo, fornendo referenze o promuovendo direttamente dei contatti con proprietari immobiliari.

Principali conclusioni emerse dalla tavola rotonda sono state:

  • La necessità di tenere conto della caratteristiche del territorio dove si agisce (ex. La peculiarità di Pachino);
  • Il valore aggiunto delle progettualità che includano sia italiani e migranti, anche come strumento di resistenza al clima culturale/politico attuale;
  • Lo sviluppo delle reti di buone pratiche e advocacy;
  • Promuovere e sostenere il ruolo dei pari, inteso sia come strumento di supporto ai beneficiari, sia come parte direttamente coinvolta nella progettazione delle azioni;
  • Attivare proposte educative e formative di qualità, condotte da personale formato.

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